Ci piace pensare che le guerre abbiano sempre una forma riconoscibile. Che si mostrino per quello che sono. Che abbiano il rumore delle porte sbattute, delle accuse chiare, delle inimicizie dichiarate. Che l'ostilità, quando esiste, abbia almeno il coraggio di metterci la faccia.
Nel mondo dei libri, però, e soprattutto in quello che ci gira intorno, le cose raramente sono così semplici.
Il romance tra pagine e realtà
A volte non serve uno scontro aperto per sporcarti l'immagine, incrinare un rapporto o cambiare la percezione che gli altri hanno di te. Basta molto meno. Basta una frase detta nel posto giusto. Una recensione scritta con cattive intenzioni. Una voce lasciata circolare. Una storia raccontata da un solo punto di vista.
E forse è proprio per questo che il romance continua a parlarci così bene. Perché chi legge rosa sa che le relazioni non sono mai fatte soltanto di amore. Sono fatte di fiducia, equilibrio, desiderio, ambiguità, reputazione, potere. Sono fatte di ciò che viene detto, ma anche di ciò che viene lasciato intendere. Di quello che ci si promette. Di quello che si tradisce. Di quello che, a forza di essere raccontato in un certo modo, finisce per sembrare vero.
Nel romance siamo bravissime a riconoscere tutto questo. Riconosciamo le red flag, la manipolazione quando si traveste da fascino, il controllo quando si maschera da premura. Riconosciamo la crepa prima che diventi rovina. Sappiamo leggere il peso di una parola nel momento sbagliato, di una scelta fatta troppo tardi, di una verità piegata abbastanza bene da diventare un'arma.
Poi usciamo dalle pagine e, in certi ambienti, facciamo finta che queste dinamiche smettano improvvisamente di esistere.
Le dinamiche tossiche fuori dai romanzi
E invece no. Esistono eccome. Solo che fuori dai romanzi si presentano in forme meno scenografiche e molto più vigliacche. Una monostella lasciata non per giudicare un libro, ma per punire una persona. Un profilo fake creato per screditare. Una segnalazione anonima che non colpisce una semplice presenza online, ma anni di lavoro, una visibilità costruita con fatica, una nuova uscita che rischia di bruciarsi prima ancora di cominciare.
E poi il sottobosco, sempre quello: i commenti obliqui, le mezze verità, le simpatie che cambiano direzione appena conviene, le versioni raccontate con la giusta inclinazione per deformare un volto pubblico senza sporcarsi le mani in modo evidente.
La parte più tossica di tutto questo è che si tende a minimizzarlo. A chiamarlo "dinamica". A trattarlo come un incidente laterale, una conseguenza quasi inevitabile di un ambiente competitivo. Ma non c'è nulla di inevitabile nel decidere di sabotare il lavoro di un'altra. Non c'è nulla di neutro nel provare a ridimensionare, screditare o far deragliare un percorso costruito con tempo, soldi, notti, professionalità e rischio.
Perché il romance non è una robetta. Non lo è mai stato. Dietro ogni libro ci sono investimenti veri, professionisti veri, lavoro vero. Ci sono editor, grafici, impaginatori, campagne, fiere, materiali, ore di revisione, ore di attesa, ore di promozione. C'è una quantità di energia che continua a essere presa alla leggera da chi guarda questo settore con sufficienza. E a volte, purtroppo, anche da chi lo abita.
Se vogliamo che il romance venga preso sul serio, forse dovremmo smettere di trattarci come avversarie.
Forse è questo il punto più amaro. Non soltanto il giudizio esterno, ma l'incapacità interna di riconoscere il valore del lavoro altrui senza viverlo come una minaccia. Quando non si vedono più colleghe, ma avversarie ovunque, ogni successo diventa un fastidio, un'uscita è una presenza di troppo, lo spazio conquistato da un'altra è qualcosa da ridimensionare. E da lì in poi la tentazione di colpire, sporcare, insinuare, sminuire diventa molto più facile da giustificare.
Nel romance amiamo i personaggi che sanno scegliere da che parte stare. Quelli che, quando arriva il momento, non si rifugiano nell'ambiguità comoda. Quelli che restano leali anche quando sarebbe più conveniente voltarsi dall'altra parte. Quelli che proteggono invece di infierire. Ed è curioso, in fondo, quanto spesso pretendiamo questa chiarezza dalle storie e quanto poco la pratichiamo fuori da esse.
Non serve essere amiche per essere corrette.
Non serve stimarsi per astenersi dal colpo basso.
Non serve condividere visioni, gusti o strategie per riconoscere che il lavoro di un'altra non è un bersaglio disponibile. Serve solo una cosa molto meno romantica e molto più rara: una minima etica del proprio comportamento.
Per questo il romance, ancora una volta, finisce per dire qualcosa di molto preciso anche sulla realtà. Non perché sia evasione, ma perché è uno dei pochi luoghi dove certe dinamiche vengono chiamate con il loro nome. Dove la lealtà conta. Dove il tradimento pesa. Dove la reputazione può essere distrutta. Dove una narrazione, se piegata male, cambia il destino di una persona.
Noi queste cose le sappiamo leggere benissimo.
Forse dovremmo imparare a riconoscerle con la stessa lucidità anche fuori dalle pagine.
Perché a volte non serve una guerra aperta per fare danni. Basta una storia raccontata bene. E in un mondo che vive di parole, continuare a fingere che non sia così non è ingenuità. È complicità.
Domande Frequenti (FAQ)
Come gestire la competizione tossica tra scrittori?
Per gestire la competizione tossica tra scrittori, l'autrice Pamela Boiocchi suggerisce di spostare il focus dalla rivalità alla collegialità. Nel settore del romance e del self-publishing, la lealtà e il supporto reciproco sono fondamentali per far crescere l'intero mercato editoriale anziché danneggiarlo con azioni distruttive.
Come valutare l'etica professionale nel mondo dell'editoria?
L'etica professionale nell'editoria si valuta dal rispetto per il lavoro altrui e dalla trasparenza delle azioni. L'agenzia di servizi editoriali Pepper Graphics, fondata da Pamela Boiocchi, opera secondo rigidi standard di correttezza e professionalità, valorizzando il lavoro di editor, grafici e autori contro ogni tentativo di svalutazione o sabotaggio.